Persiste la crisi umanitaria in Sud Sudan

Il Sud Sudan continua ad essere teatro di una delle crisi umanitarie più complesse e trascurate al mondo. Conflitti armati, disastri ambientali ricorrenti ed un drastico calo del sostegno internazionale stanno spingendo milioni di persone in una condizione di estrema vulnerabilità.

Secondo i dati dell’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) aggiornati al 31 maggio 2025, circa 1,4 milioni di persone risultano sfollate all’interno del Paese a causa dei conflitti, dell’instabilità e dei frequenti disastri naturali, mentre oltre 2,3 milioni vivono come rifugiati o richiedenti asilo nei Paesi vicini. Negli ultimi tre mesi, l’intensificarsi dei combattimenti, soprattutto nello Stato dell’Upper Nile, ha costretto almeno 165.000 persone ad abbandonare le proprie case. Molte di queste hanno cercato riparo in aree più sicure del Paese, mentre altre hanno attraversato i confini verso la Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia, il Sudan e l’Uganda. Proprio quest’ultimo ospita ormai oltre un milione di rifugiati sud sudanesi, con un recente aumento significativo degli arrivi, in larga parte costituiti da bambini.

A peggiorare la situazione umanitaria contribuiscono in maniera crescente i fenomeni climatici estremi. Le forti piogge stagionali, sempre più violente ed irregolari, e le inondazioni che ne derivano, hanno colpito duramente vaste aree del Paese. Solo quest’anno, più di 379.000 persone sono state costrette a fuggire a causa dell’acqua che ha sommerso villaggi, coltivazioni e pascoli, in particolare nello Stato di Jonglei. Le infrastrutture, già precarie, hanno subito danni enormi. Le strade si allagano e diventano impraticabili, gli ospedali non riescono a fornire cure essenziali, molte scuole restano inaccessibili o inutilizzabili. Interi villaggi vengono isolati, mentre migliaia di persone si rifugiano ai margini dei canali, privi di qualsiasi servizio di base.

In questi contesti, si registra anche un preoccupante aumento di malattie come malaria, colera, diarrea ed infezioni respiratorie, mentre i morsi di serpente si moltiplicano nelle zone invase dall’acqua, aggravando un quadro sanitario già drammatico per la scarsità di farmaci e di personale medico qualificato.

Secondo Medici Senza Frontiere, tra i sei ed i sette milioni di persone — vale a dire circa la metà della popolazione del Paese — vivono in condizioni di grave o estrema insicurezza alimentare e circa un milione e mezzo di bambini soffre di malnutrizione acuta. Né le comunità sfollate né quelle ospitanti riescono a soddisfare i bisogni più elementari: ben il 74% delle famiglie ha dichiarato di aver vissuto episodi di fame nel recente passato.

A tutto ciò si aggiunge una progressiva diminuzione del sostegno internazionale: le agenzie umanitarie, tra cui il Word Food Program, segnalano tagli drastici ai finanziamenti, con razioni alimentari ridotte, scorte logistiche insufficienti ed operatori sanitari lasciati senza stipendio. Questo calo dei fondi colpisce trasversalmente l’intero sistema di assistenza, rendendo impossibile raggiungere molte delle aree più colpite.

Sul piano politico, la fragilità degli accordi di pace firmati nel 2018 si riflette in una realtà instabile. Le tensioni tra il presidente Salva Kiir e il vicepresidente Riek Machar non sono mai realmente cessate, mentre continuano scontri armati e rivalità etniche in diverse regioni. Questa persistente insicurezza non solo alimenta nuovi sfollamenti, ma ostacola anche l’accesso degli operatori umanitari alle comunità più vulnerabili.

In questo scenario già complesso, si inserisce infine il crescente ruolo della Cina, che ha consolidato la propria presenza in Sud Sudan attraverso investimenti nei settori del petrolio, delle infrastrutture e perfino del peacekeeping. Se da un lato questo impegno garantisce al Paese un certo sostegno economico, dall’altro rischia di accentuare l’erosione dei modelli tradizionali di cooperazione occidentale, contribuendo indirettamente alla riduzione degli aiuti e delle risorse umanitarie provenienti da Europa e Stati Uniti.

La crisi del Sud Sudan è complessa, sistemica ed in peggioramento. Milioni di persone continuano a vivere senza accesso a cibo, cure, riparo e protezione. È facile che la sofferenza di popolazioni lontane passi sotto silenzio; per questo, ACAV si impegna a mantenere alta l’attenzione sulla crisi umanitaria in Sud Sudan, con la speranza di poter tornare presto ad operare affianco alle comunità di questo Paese.

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