Franco Panizza – #IamACAV

Senatore della Repubblica Italiana e Segretario del Patt

 


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articolo di Franco Panizza, ACAV Informa n. 2 novembre 2014

 

Generare sviluppo nel cuore dell’Africa: un’opportunità anche per noi

 

Scrivo queste considerazioni a poche giorni dal mio ritorno dall’Uganda, dove ho potuto verificare da vicino l’operato della cooperazione internazionale trentina.

Mi è difficile, in questo momento, riuscire a trasmettere tutte le emozioni che un viaggio del genere si porta con sé: l’appassionato lavoro di ACAV, dei volontari e dei missionari, alcune situazioni di massima difficoltà e di profondo dolore sociale, ma anche la speranza di un futuro migliore che, nonostante lo stato di drammatica povertà, si coglie in diversi momenti.

Sono stati momenti emozionanti quelli in cui abbiamo premiato gli studenti che assieme ai loro coetanei trentini hanno raccontato attraverso le foto momenti di vita quotidiana ma soprattutto hanno immortalato paure, desideri, sogni e speranze.

Ma soprattutto ho ancora negli occhi lo sguardo fiero di un contadino che, grazie a un progetto di ACAV sugli ananas, è riuscito a far crescere la propria azienda tanto da permettere ai propri figli di intraprendere gli studi.

In quel momento, ho provato orgoglio per il Trentino a dimostrazione della nostra vocazione solidaristica, di una terra che – anche in momenti di difficoltà – non smarrisce i suoi valori.

E sono orgoglioso che proprio il Trentino, territorio di confine che ha vissuto il fronte della Prima Guerra Mondiale, oggi sia riuscito a mettere attorno allo stesso tavolo e a far lavorare assieme gli amministratori di comunità della stessa etnia Kakwa ma di tre diversi stati, spesso in guerra tra di loro.

Tuttavia, anche per le trasformazioni profonde che stanno interessando quelle zone dell’Africa a cavallo tra Sud Sudan, nord dell’Uganda e Repubblica Democratica del Congo, la cooperazione internazionale è davanti a un bivio: bisogna puntare sempre più su progetti che sono in grado di generare sviluppo, proprio come è stato ribadito nel convegno tenutosi a Trento lo scorso 30 settembre.

Siamo davanti a una fase di contrazione dei finanziamenti internazionali a causa della crisi economica e, nel medio-lungo termine, non sappiamo se i paesi occidentali saranno in grado di garantirli. Puntare sullo sviluppo vuol dire anche preservare queste terre da politiche predatorie e dannose dal punto di vista ambientale. Di casi, ahimè, ve ne sono stati già diversi. Parimenti vi è una popolazione giovanile che prova a emanciparsi attraverso l’alfabetizzazione e l’acquisizione di nuove preziose competenze. Se non si creeranno lì le condizioni per farle vivere, il rischio è che vadano via, determinando un nuovo impoverimento di quei territori.

Ma il pericolo più grande è che, adesso, che sta arrivando ovunque la banda larga, i giovani vedano cosa succede nel resto del mondo e si spostino in massa verso i paesi sviluppati.

Quel pezzo di Africa è una zona particolarmente fertile, nella quale è possibile coltivare ogni forma agricola e frutticola.  Per questo hanno deciso di puntare da subito sulla produzione, attraverso la selezione genetica della Cassava (manioca o patata dolce), la piantagione in forma estensiva del mango, dell’arancio, della guava, dell’ananas, delle banane sia ai fini della vendita diretta che della loro trasformazione. I tecnici di ACAV, dati alla mano, citando le esperienze dei primi produttori coraggiosi, hanno dimostrato gli indubbi risultati.

Nell’incontro che abbiamo avuto nella scuola agricola di Jabara con le più autorevoli autorità ugandesi, Ministro Baba in testa, coi  rappresentanti del Congo e col Commissario di Morobo del Sud Sudan, tutti hanno rimarcato la bontà dei progetti delle cooperazione internazionale trentina e l’importanza strategica attribuita all’agricoltura per aumentare la sicurezza alimentare e ridurre la povertà.

A questo quadro vanno aggiunti altri elementi: i giacimenti di petrolio di recente scoperti, i finanziamenti internazionali, la discreta stabilità politica, una tassazione non particolarmente gravosa, il processo di unione monetaria con gli altri paesi dell’East African Community (Tanzania e Kenya) giunto nella sua fase conclusiva.

Vi sono insomma tutte le condizioni affinché le Organizzazioni No Profit, le cooperative e le imprese trentine possano ritagliarsi significative opportunità.

A fine mese sarà in Italia per un confronto con il Governo il Presidente dell’Uganda Yoweri Museveni. Attraverso l’Ambasciatore italiano avremmo ricavato uno spazio a Roma per un incontro con le imprese trentine. Quella potrebbe essere una preziosa occasione di nuovo confronto su tutti questi temi, anche per la nostra imprenditoria e la nostra cooperazione.

Non sprecarla sarebbe un fatto sicuramente importante.

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