EMERGENZA EBOLA

Ormai sono passati anni dalla pandemia di Covid-19 che ha stravolto le nostre vite, ma ripensando a quel periodo ci ricordiamo bene la paura e la sensazione di impossibilità di fronte alla situazione.
Il sentimento che noi abbiamo vissuto è lo stesso che prova ora la popolazione della Provincia dell’Ituri, in Repubblica Democratica del Congo, colpita dall’epidemia di Ebola. Secondo gli ultimi dati, i casi confermati hanno raggiunto quota 1.561, mentre i decessi sono saliti a 506, raggiungendo un tasso di letalità del 32%. Nella sola provincia dell’Ituri si contano più di 1.333 casi e 380 morti, con 24 Zone de Santé coinvolte su 36.

Tra queste, c’è anche la Zone de Santé d’Adi, con i cui ospedali ACAV ha già collaborato in passato. I medici ci hanno contattato chiedendo il nostro aiuto per fornire materiali sanitari, come dispositivi di protezione individuale e materiali per allestire reparti di isolamento.
Il dottor Claude Idini Bara, direttore dell’ospedale generale di Adi, ci descrive una situazione al limite: “La Zone de Santé d’Adi è ad alto rischio; siamo classificati come rischio B, poiché siamo una zona di confine con Uganda e Sud Sudan.” La RDC, come sottolinea, non è nuova a questa battaglia: “Siamo ormai alla diciassettesima volta che affrontiamo questa epidemia. Purtroppo non siamo ancora riusciti a debellare l’Ebola.”
I bisogni sono concreti e urgenti: fondi per sensibilizzare la comunità, dispositivi di protezione, strutture per il lavaggio delle mani, cloro e alcool. Ma la carenza più critica riguarda i kit per i prelievi: “Abbiamo ricevuto solamente 5 kit dall’inizio dell’epidemia; finora ne abbiamo già utilizzati tre. Se si verificano altri casi, non avremo kit a disposizione.” Secondo i calcoli, all’interno della Zone de Santé andrebbero effettuati almeno 190 controlli al giorno.
A tutto questo si aggiunge la necessità di un reparto di isolamento e di uno spazio per i genitori che accompagnano i figli malati, spesso arrivando da lontano.

È stata avviata una sperimentazione clinica specifica contro il ceppo Bundibugyo. Ma le operazioni di contenimento sono rese difficili dall’insicurezza e dai conflitti armati, che ostacolano il tracciamento dei contatti e l’accesso alle cure.
La richiesta di aiuto che arriva dai medici di Adi è un appello che non possiamo ignorare. Come noi durante il Covid abbiamo fatto affidamento sulla solidarietà collettiva, oggi sono loro a chiederci di non voltare lo sguardo e fare il possibile per proteggere la salute del personale sanitario e salvare vite prevenendo la diffusione del contagio.

Guarda l’intervista completa al Dott. Claude Idini Bara

Facebook Twitter Google Digg Reddit LinkedIn Pinterest StumbleUpon Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.