Essere un rifugiato in Uganda

Le celebrazioni della giornata mondiale dei rifugiati a Koboko sono state suddivise in varie fasi a causa delle restrizioni legate alla prevenzione della diffusione del Covid-19. Il tema scelto per l’occasione è stato: guarire, imparare, e brillare insieme. 

La condizione di essere sradicati da casa e costretti a rifugiarsi in un altro paese non è solo traumatizzante, ma può avere effetti a lungo termine soprattutto sui bambini poiché non possiedono ancora la maturità emotiva per far fronte alla loro elevata vulnerabilità. Secondo l’UNICEF, i bambini rifugiati hanno 5 volte più probabilità di abbandonare la scuola rispetto ad altri bambini a causa di vari motivi, tra cui la sicurezza, le barriere linguistiche e le sfide economiche dei genitori per pagare le tasse scolastiche.

Ne è infatti un esempio la storia di Gizele che durante la giornata di celebrazione ha condiviso la sua esperienza di rifugiata in Uganda. 

Gizele Kapalata, rifugiata congolese a Koboko, ha lasciato il suo paese all’età di cinque anni. Suo padre era un autista e si stabilirono per la prima volta nella capitale, a Kampala. 

Durante il suo intervento Gizele ha raccontato che i timori, l’incertezza e le sue paure dovute alla violenza a cui ha assistito in Congo, sono rapidamente scomparsi dopo la calorosa accoglienza ricevuta in Uganda. A scuola, ha fatto amicizia rapidamente e ha superato la barriera linguistica con facilità. “Gli ugandesi sono amichevoli, ho creato molte amicizie, e ho imparato il luganda (la lingua locale a Kampala) e l’inglese in pochissimo tempo”. Quel che le piace di più dell’Uganda infatti è il fatto di essere un paese libero, dove tutte le opportunità sono a disposizione di tutti, indipendentemente da chi sei.

Da quando il padre di Gizele fu trasferito a Koboko, la vita di Gizel è migliorata ulteriormente, poiché qui hanno incontrato e si sono uniti alla comunità dei rifugiati congolesi presente.

“Koboko è proprio come casa, o anche meglio perché è più tranquillo. Qui, possiamo mangiare “pondu” (piatto a base di foglie di cassava, una prelibatezza congolese) fin quanto vogliamo” ha raccontato con un sorriso.

Oggi, Gizele è la leader della Congolese Refugee Association (CORA), sapendo parlare sia francese che inglese fluentemente, può comunicare facilmente sia con le autorità locali di Koboko che con i rifugiati congolesi, facendo da tramite tra i due. Lavora a stretto contatto con la South Sudanese Refugee Association (SSURA), collaborando per il progetto pilota finanziato dall’Unione Europea sul progetto “Sviluppo Urbano Inclusivo e la Mobilità nella Municipalità di Koboko”. Il progetto è volto ad affrontare le cause alla radice della migrazione forzata e l’urbanizzazione più ampia nella Municipalità di Koboko, ed è implementato grazie al supporto tecnico di ACAV. 

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