LA STORIA DI MOSES

Nel viaggio che abbiamo fatto a novembre a Koboko abbiamo visitato alcune famiglie di rifugiati “self settled”. I self settled refugees, sono quei rifugiati che hanno deciso di vivere fuori dai campi profughi e si insediano nelle aeree urbane, perché le opportunità sono maggiori. Oggi vi raccontiamo la storia di Moses. Moses è un ragazzo sud sudanese di 18 anni. E’ arrivato da Yei, assieme alla sua famiglia nel 2016. Il viaggio fino in Uganda è durato un mese e sono stati assegnati al campo profughi di Bidi Bidi nel distretto di Yumbe, il più grande campo profughi dell’Uganda (224.750 rifugiati – Refugee Statistics March 2019 UNHCR). Hanno deciso di abbandonare il campo e cercare una sistemazione a Ombachi, la divisone a nord del distretto di Koboko. L’educazione scolastica per i suoi fratelli e sorelle non era buona nel campo, e la vita non era semplice. Sono venuti a Koboko per appunto iscrivere i bambini a delle scuole di qualità, avere un accesso all’acqua e ai servizi di base migliore rispetto a quelli del campo. Moses in Sud Sudan era un tassista, suo padre era insegnante. Ci dice che la vita a Ombachi è migliore che nel campo, ma resta comunque difficil. La comunità locale accetta i rifugiati, non hanno problemi di questo tipo. Il problema è che è complicato avere un lavoro. La sua famiglia non conosceva nessuno qui, bisogna ricostruire tutti i legami sociali, e non è sempre facile. Il padre è tornato in Sud Sudan per vedere come è la situazione in seguito agli accordi di pace, per valutare se c’è l’opportunità di tornare a casa.

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